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dietro la porta

postato il 27 dic. 2011

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e alla fine ti presenti dentro agli occhi, e il cuore non si muove.
quando si alza il vento,  le foglie vorrebbero sempre trovarsi altrove

il tempo si spezzava
in mille piccoli istanti
che duravano ore.
avrei dovuto interrogarti sul posto…
vorresti amarmi, perfavore?
e invece, finisce che il passato
me lo porto addosso travestito da melodie,
come anatemi e ferite esposte
di una religione di chincaglierie.



    il riposo del guerriero

    postato il 27 set. 2011

    ::

    …e la notte è soltanto una notte,
    ma non porta consiglio…
    e la notte è soltanto notte,
    un pensiero è un’eternità



      se dormi

      postato il 28 lug. 2011

      ::

      …lucida splenda la luna
      lustro e lusso del fondo del ciel
      vegli sul capo di chi si riposa
      e possa ridare sorrisi a chi ha pianto,
      ridare sorrisi anche a me…



        un brutto quarto d’ora

        postato il 16 mag. 2011

        ::

        può fare differenza come vedo io le cose e come le vedi tu? può una cosa sembrare diversa a tal punto da diventare davvero diversa?
        ma allora di cosa parliamo?
        ma allora perché parliamo?
        se il mio mondo può essere così scollegato dal tuo, tutto il senso delle mie cose importanti può anche finire sotto i tuoi piedi.
        e non è che mi aiuti troppo,  sapere che tu pensi che non erano i piedi.



          10° – gli sfigati

          postato il 12 mag. 2011

          ::

          verrete condannati a pene ardue da capire
          le sconterete in vita, molto prima di morire
          per quanto voi facciate non potrete mai sfuggire
          voi siete gli sfigati…. e ve lo lascerete dire



            cose

            postato il 02 mag. 2011

            parlo e dico cose
            guardo e vedo cose
            dove andrà il giorno, non riesco a pensarlo
            quando anche lui cede alla sua notte

            troppe cose
            troppe cose
            tutte, quando ce le hanno prese
            torniamo a casa, alla fine, ma senza le nostre cose

            parla, parla con me adesso
            fino a quando non sarà più ora
            io non conosco tutte le cose
            e nemmeno le vite degli altri
            siamo un disegno incompleto

            troppe cose
            troppe cose
            tutte, quando ce le hanno prese
            torniamo a casa, alla fine, ma senza le nostre cose

            troppe cose
            davvero troppe cose
            cresciute dentro più che fuori
            cresciute dentro e non fuori
            cadranno adesso senza di me
            io non sarò più qui a prenderle



              un posto nel mondo

              postato il 30 apr. 2011

              ::

              resterò qui
              avrei voluto avere un po’ più tempo
              per levigare con i monti il vento
              o farci credere anche te…

              siederò qui
              piantare un palo grande come un pegno
              per dimostrare che ne sono degno
              o farci credere anche te…

              sono stato buono ad ascoltare un mare di cemento
              silente immobilità d’ attesa ho combattuto per respirare
              aria vuota che dentro me è un miracolo che so spiegare
              è l’ incondizionato amore
              che concedi per poterlo poi rivendicare

              se questa vita è qualche cosa di più
              di questo gran bel niente
              dammi una mano a capire cosa sono io
              e il posto nel mondo che ho
              se questa vita è qualche cosa di più
              di questo gran bel niente
              portami a casa, e casa non è dove vivo
              e’ il posto nel mondo che ho

              tienimi qui
              nelle le prigioni del non-lamento
              tra i desideri cui poi mi pento
              fatica inutile
              vivo così
              io che non sono mai quello che ostento
              io disertore da combattimento
              io come polvere, invisibile

              sono stato uomo a ragionare coi mulini a vento
              mendico di gloria all’ impresa poi non ho saputo rinunciare
              ora il senso lieve delle cose è un giocattolo da non toccare
              e’ l’ incondizionato amore
              che concedo per poterlo poi rivendicare

              se questa vita è qualche cosa di più
              di questo gran bel niente
              dammi una mano a capire cosa sono io
              e il posto nel mondo che ho
              se questa vita è qualche cosa di più
              di questo gran bel niente
              portami a casa, e casa non è dove vivo
              e’ il posto nel mondo che il mondo nasconde

              ominidi quadrati
              di similitudini infestati
              rasentano l’ amore
              convinti che del tempo
              sia l’ impiego migliore

              ma è proprio questo amore
              e’ questo genere di amore
              che non uccide però ci duole
              e ci rende liberi in catene
              liberi, e forse non conviene




                quanti giorni ci passano sotto le mani. quanti giorni ci scappano, da sotto le mani. quanti, invece, ne abbiamo passati a contare i giorni in cui avremmo voluto essere altrove. e la somma non è soltanto un numero, ma è una vita.
                lavorare chiusi in ufficio è innaturale. li chiamano open space, ma di open hanno solo il nome; certo, se li avessero chiamati closed space, non ci sarebbe voluto stare più nessuno, dentro.
                e del resto, anche il diavolo ha un nome innocuo.
                poi, ad un tratto, ti accorgi che i grattacieli che quotidianamente ospitano le nostre indaffarate operosità stanno a guardare le miserie, travestite gloriosamente da virtù, che ci portiamo addosso.
                lavorare in ufficio è innaturale, ma è il prezzo del progresso e della civiltà acquisita al mercato delle necessità.
                o almeno, così ci sembra.

                ::

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                ho visto grattacieli salutare
                il buongiorno nella cattività
                di fiere e veloci figure mortali
                che scodinzolando vagano di qua e di là
                mi sembra ieri, che ho fatto un lungo viaggio
                invece un anno è già passato e sono qui
                appeso al tram qui davanti alla stazione
                fra poco arriverò in ufficio,
                un minuto e sarò lì

                cinque giorni a settimana,
                cinque giorni basterebbero così
                legato stretto a una poltrona che mi ama
                il posto fisso è un lusso, anche di lunedì

                così si fa, così tanto per fare
                mi piace lamentarmi della macchinetta e del caffè
                che non è buono mai e non può migliorare
                ma può servire ad apprezzar
                la vita al di fuori, laggiù in strada

                il soffitto basso è più confidenziale
                scambiando quattro chiacchiere
                al lume di neon giallo da openspace
                geniali soluzioni di fior fior di pensatori
                favoriscono il metabolismo delle illusioni

                cinque giorni a settimana,
                cinque giorni basterebbero anche a me
                legato stretto a una poltrona che mi chiama
                ormai per nome…

                la luce del giorno rifugge con orrore
                questi luoghi senza gloria e senza dio,
                che si offendono da sé
                lasciando intendere che tutto fuori si muove
                ma poi non troppo, meglio non pensarci e restare uniti

                cinque giorni a settimana,
                e vedo i colleghi  più di quanto veda te
                che sei l’ amore mio, mia bella fidanzata
                e stai lontana tutto il giorno
                ma mi aspetti con candore

                e quando sento il profumo della sera
                che giunge sottovento quando sono belle e fatte ormai le sei
                non temere, bella mia, ritorno a casa
                e se ritorni pure tu, quando ritorni staremo insieme

                cinque giorni a settimana,
                giusto il tempo di dormirsi addosso e poi
                lasciar la casa alle intemperie della vita
                per ritornare ognuno a farsi i fatti suoi,
                per ritornare ognuno a farsi i fatti suoi.

                come non mentire a se stessi,
                giurandosi che non sarà per sempre così?
                e misurare giorni, ore e minuti alla pensione
                ché una volta è per sempre, ma ogni giorno qui si muore!

                come sopravvivere a se stessi,
                giurandosi che non sarà per sempre così?
                e misurare giorni, ore e minuti e quanto manca a ‘sta pensione
                ché una volta è per sempre, ma ogni giorno qui si muore!

                cinque giorni a settimana,
                cinque giorni basterebbero anche a te
                che fai fatica a ricordare
                d’ esser l’ unico esemplare di te stesso
                qui davanti al tuo caffè.



                  uforobot in love

                  postato il 15 set. 2010

                  tutto quello che succede ha un senso, dicono.
                  capire dove, come, mentre, si, no, forse … un tempo per sbagliare e un tempo per centrare il bersaglio. io non lo so come devono andare le cose, so soltanto che vanno così, di nuovo. e so anche che non avrò il tempo di ricordarmi di me, se sarò troppo impegnato a dimenticarmi di te…
                  un cuore d’ acciaio è quello che ci vuole, sia per me che per te: per me, per sopportare tutti i colpi di questa vita, e tu ne sei un pezzo, di questa vita.
                  a te servirebbe per essere un po’ meno fredda del ghiaccio.

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                  se semino freddo, gelo poi raccoglierò
                  corro forte per lasciarlo indietro ma lo rincontrerò
                  me la cavo a far da me anche in questa situazione
                  ma il dolore sa di casa dove sto e si farà sentire…
                  io lo sento già arrivare
                  non fa bene e non fa male
                  mi dà solo da pensare
                  pensare ancora a te

                  ma un cuore d’ acciaio è quello che ci vuole
                  e a che serve l’ armatura di un robot
                  se poi mi puoi ferire

                  non è vero che si vive per morire… è la mia verità
                  la mia dolce verità è un po’ più sottile
                  mi reinventerò
                  mi presenterò a me stesso, e sarà un piacere
                  ma mi pento amaramente di essere riuscito ad intravedere
                  un po’ della tua vita
                  che tu fossi un poco sciocca e anche sbiadita
                  l’ ho capito io, l’ avran capito tutti quanti
                  tutti qui con me

                  ma un cuore d’ acciaio è quello che ci vuole
                  e a che serve l’ armatura di un robot
                  se poi mi puoi ferire
                  un cuore d’ acciaio per me è quello che ci vuole
                  e a che serve l’ armatura non lo so
                  ma se vuoi mi puoi finire

                  quasi invincibile
                  ma con un cuore umano
                  quasi irraggiungibile
                  ma non andrò lontano
                  sogni d’ acciaio e ruggine
                  guerra tra uomini e dei
                  continuerò a distruggere
                  ma solo ciò che non vorrei …

                  ma avrei imparato a sognare più forte, a sconfiggere la morte, per te…



                    novembre reloaded

                    postato il 13 set. 2010

                    ::

                    altro che… piove a dirotto. dell’ estate ormai, è rimasto solo il nome. spoglia di tutto il resto, solo il nome. ci vorrebbero una protesi stagionale oppure un caronte affettuoso ad accompagnarci in silenzio verso un futuro di foglie secche di freddo e pioggia, humus cittadino insieme a merda da marciapiede. invece novembre piove giù all’improvviso, pugnalando alla schiena ciò che resta di questi affannosi rimasugli di bella stagione.
                    meno male che noi, capitani poco coraggiosi, siamo bravi a lasciare la nave prima che sia troppo tardi: ce l’eravamo già detto qualche giorno fa, qualche giorno prima della fine delle ferie, che l’ estate stava finendo.