può fare differenza come vedo io le cose e come le vedi tu? può una cosa sembrare diversa a tal punto da diventare davvero diversa?
ma allora di cosa parliamo?
ma allora perché parliamo?
se il mio mondo può essere così scollegato dal tuo, tutto il senso delle mie cose importanti può anche finire sotto i tuoi piedi.
e non è che mi aiuti troppo, sapere che tu pensi che non erano i piedi.
verrete condannati a pene ardue da capire
le sconterete in vita, molto prima di morire
per quanto voi facciate non potrete mai sfuggire
voi siete gli sfigati…. e ve lo lascerete dire
parlo e dico cose
guardo e vedo cose
dove andrà il giorno, non riesco a pensarlo
quando anche lui cede alla sua notte
troppe cose
troppe cose
tutte, quando ce le hanno prese
torniamo a casa, alla fine, ma senza le nostre cose
parla, parla con me adesso
fino a quando non sarà più ora
io non conosco tutte le cose
e nemmeno le vite degli altri
siamo un disegno incompleto
troppe cose
troppe cose
tutte, quando ce le hanno prese
torniamo a casa, alla fine, ma senza le nostre cose
troppe cose
davvero troppe cose
cresciute dentro più che fuori
cresciute dentro e non fuori
cadranno adesso senza di me
io non sarò più qui a prenderle
resterò qui
avrei voluto avere un po’ più tempo
per levigare con i monti il vento
o farci credere anche te…
siederò qui
piantare un palo grande come un pegno
per dimostrare che ne sono degno
o farci credere anche te…
sono stato buono ad ascoltare un mare di cemento
silente immobilità d’ attesa ho combattuto per respirare
aria vuota che dentro me è un miracolo che so spiegare
è l’ incondizionato amore
che concedi per poterlo poi rivendicare
se questa vita è qualche cosa di più
di questo gran bel niente
dammi una mano a capire cosa sono io
e il posto nel mondo che ho
se questa vita è qualche cosa di più
di questo gran bel niente
portami a casa, e casa non è dove vivo
e’ il posto nel mondo che ho
tienimi qui
nelle le prigioni del non-lamento
tra i desideri cui poi mi pento
fatica inutile
vivo così
io che non sono mai quello che ostento
io disertore da combattimento
io come polvere, invisibile
sono stato uomo a ragionare coi mulini a vento
mendico di gloria all’ impresa poi non ho saputo rinunciare
ora il senso lieve delle cose è un giocattolo da non toccare
e’ l’ incondizionato amore
che concedo per poterlo poi rivendicare
se questa vita è qualche cosa di più
di questo gran bel niente
dammi una mano a capire cosa sono io
e il posto nel mondo che ho
se questa vita è qualche cosa di più
di questo gran bel niente
portami a casa, e casa non è dove vivo
e’ il posto nel mondo che il mondo nasconde
ominidi quadrati
di similitudini infestati
rasentano l’ amore
convinti che del tempo
sia l’ impiego migliore
ma è proprio questo amore
e’ questo genere di amore
che non uccide però ci duole
e ci rende liberi in catene
liberi, e forse non conviene
come dovrà andare andrà.
una spece di celebrazione della rassegnazione,
la ballata zoppa dell’uomo arreso:
guardare in terra per non andare al di là dei propri passi.
tanto la fine se ne frega,
e quello che avremmo voluto dire
sarà già stato detto altrove,
ma senza il clamore
che il silenzio dei nostri monologhi masticati
ci aveva promesso.
giovedì 16 dicembre iniziano i lavori di registrazione del primo EP ufficiale di pino cerrigone, negli esclusivi e rinomati new sound underground studio di milano.
seguiranno aggiornamenti.
quanti giorni ci passano sotto le mani. quanti giorni ci scappano, da sotto le mani. quanti, invece, ne abbiamo passati a contare i giorni in cui avremmo voluto essere altrove. e la somma non è soltanto un numero, ma è una vita.
lavorare chiusi in ufficio è innaturale. li chiamano open space, ma di open hanno solo il nome; certo, se li avessero chiamati closed space, non ci sarebbe voluto stare più nessuno, dentro.
e del resto, anche il diavolo ha un nome innocuo.
poi, ad un tratto, ti accorgi che i grattacieli che quotidianamente ospitano le nostre indaffarate operosità stanno a guardare le miserie, travestite gloriosamente da virtù, che ci portiamo addosso.
lavorare in ufficio è innaturale, ma è il prezzo del progresso e della civiltà acquisita al mercato delle necessità.
o almeno, così ci sembra.
ho visto grattacieli salutare
il buongiorno nella cattività
di fiere e veloci figure mortali
che scodinzolando vagano di qua e di là
mi sembra ieri, che ho fatto un lungo viaggio
invece un anno è già passato e sono qui
appeso al tram qui davanti alla stazione
fra poco arriverò in ufficio,
un minuto e sarò lì
cinque giorni a settimana,
cinque giorni basterebbero così
legato stretto a una poltrona che mi ama
il posto fisso è un lusso, anche di lunedì
così si fa, così tanto per fare
mi piace lamentarmi della macchinetta e del caffè
che non è buono mai e non può migliorare
ma può servire ad apprezzar
la vita al di fuori, laggiù in strada
il soffitto basso è più confidenziale
scambiando quattro chiacchiere
al lume di neon giallo da openspace
geniali soluzioni di fior fior di pensatori
favoriscono il metabolismo delle illusioni
cinque giorni a settimana,
cinque giorni basterebbero anche a me
legato stretto a una poltrona che mi chiama
ormai per nome…
la luce del giorno rifugge con orrore
questi luoghi senza gloria e senza dio,
che si offendono da sé
lasciando intendere che tutto fuori si muove
ma poi non troppo, meglio non pensarci e restare uniti
cinque giorni a settimana,
e vedo i colleghi più di quanto veda te
che sei l’ amore mio, mia bella fidanzata
e stai lontana tutto il giorno
ma mi aspetti con candore
e quando sento il profumo della sera
che giunge sottovento quando sono belle e fatte ormai le sei
non temere, bella mia, ritorno a casa
e se ritorni pure tu, quando ritorni staremo insieme
cinque giorni a settimana,
giusto il tempo di dormirsi addosso e poi
lasciar la casa alle intemperie della vita
per ritornare ognuno a farsi i fatti suoi,
per ritornare ognuno a farsi i fatti suoi.
come non mentire a se stessi,
giurandosi che non sarà per sempre così?
e misurare giorni, ore e minuti alla pensione
ché una volta è per sempre, ma ogni giorno qui si muore!
come sopravvivere a se stessi,
giurandosi che non sarà per sempre così?
e misurare giorni, ore e minuti e quanto manca a ‘sta pensione
ché una volta è per sempre, ma ogni giorno qui si muore!
cinque giorni a settimana,
cinque giorni basterebbero anche a te
che fai fatica a ricordare
d’ esser l’ unico esemplare di te stesso
qui davanti al tuo caffè.